
Uno alla volta, chiamati per nome davanti a compagni e genitori, gli alunni delle due classi terze della primaria hanno ricevuto il 3 giugno il loro “foglio rosa” per l’utilizzo dello smartphone. La cerimonia ha rappresentato il momento conclusivo di un percorso educativo dedicato all’uso consapevole delle tecnologie digitali, promosso da Comune di Milano, Municipio 6 e ATS nell’ambito dell’Osservatorio per il contrasto al bullismo e cyberbullismo. Ad aprire l’incontro è stata Diana Segre, coordinatrice della scuola primaria. Sono poi intervenute le insegnanti Carla Sleiter e Rosa Fazzina, membri del team bullismo e cyberbullismo della Scuola, seguite da Francesca Gisotti, vicepresidente del Municipio 6, e da Susanna Redaelli, rappresentante dell’ASST Santi Paolo e Carlo, partner del progetto.
Un progetto nato per educare, non per vietare
La Scuola Ebraica di Milano ha aderito al progetto fin dalla sua fase pilota nel 2023: da allora gli insegnanti seguono percorsi di formazione specifici e propongono agli studenti attività calibrate sull’età per sviluppare competenze digitali e senso critico. «Abbiamo cercato di capire che cosa si potesse fare perché arrivasse un messaggio chiaro: non la demonizzazione dei cellulari o di internet, ma la scelta di utilizzarli consapevolmente», ha spiegato Carla Sleiter. Nel corso degli anni, ha osservato l’insegnante, molti bambini hanno raccontato di conoscere aspetti che gli stessi adulti ignoravano. «Non per colpa o disinteresse, ma perché tutti ci siamo trovati improvvisamente con questi strumenti in mano e abbiamo dovuto imparare a usarli». Durante il percorso i bambini affrontano temi che spaziano dalla salute fisica – postura, vista, qualità del sonno, tempi di esposizione agli schermi – fino alle responsabilità legate alla comunicazione digitale e alla sicurezza online.




Strategie e regole quotidiane
Le attività svolte in classe hanno avuto un taglio concreto. Come ha raccontato Rosa Fazzina, gli alunni sono stati invitati a riflettere su situazioni reali che potrebbero trovarsi ad affrontare utilizzando uno smartphone. «Abbiamo immaginato tante situazioni e ragionato insieme su come comportarsi, rivolgendosi a un genitore o a un adulto di riferimento e mettendo in pratica strategie adeguate per affrontare eventuali difficoltà». Parallelamente sono stati affrontati anche gli aspetti legati al benessere fisico nell’utilizzo di smartphone e computer. «I bambini sapevano già tantissime cose, ed è stato davvero un bellissimo percorso insieme». A conclusione delle attività, gli alunni hanno sostenuto un quiz finale, superato da tutti con successo. Un aiuto particolare è arrivato dagli studenti di quarta che avevano partecipato al progetto l’anno scorso. «I compagni più grandi hanno dato una mano ai più piccoli. Ci piace l’idea che possano assumersi questo ruolo e trasmettere ciò che hanno imparato», ha sottolineato Sleiter.
La parola chiave: responsabilità
Nel suo intervento Francesca Gisotti, vicepresidente del Municipio 6 con deleghe al Welfare e alle Pari Opportunità, ha individuato nella responsabilità il filo conduttore dell’intero progetto. «Questa parola riassume perfettamente il percorso», ha detto. «Responsabilità delle istituzioni, che devono occuparsi del benessere dei cittadini; responsabilità delle scuole che scelgono di aderire a questi progetti; responsabilità degli insegnanti che investono tempo e formazione; responsabilità degli studenti che mettono a disposizione degli altri ciò che hanno imparato». Gisotti ha ricordato come, negli anni di lavoro nelle scuole, siano emerse numerose situazioni di disagio legate a un uso improprio degli strumenti digitali. Da qui l’importanza di un’educazione preventiva che coinvolga tutta la comunità educante. «Adesso che sapete queste cose non potete tenerle per voi» ha detto rivolgendosi ai bambini. «Quando incontrerete altri bambini in difficoltà, avrete competenze che potrete mettere a disposizione degli altri».
Il ruolo dei genitori
Un passaggio centrale dell’incontro è stato dedicato alle famiglie. Sleiter ha ricordato come la responsabilità dell’utilizzo dello smartphone non possa ricadere soltanto sui ragazzi. «Il cellulare può essere dei figli, ma ciò che c’è dentro, a partire dalla SIM, è responsabilità dei genitori. Fino alla maggiore età le conseguenze legali ricadono sugli adulti. Per questo è importante lavorare insieme e trovare regole condivise». Un concetto ripreso anche da Gisotti, che ha invitato i genitori a considerare il telefono come uno strumento affidato ai figli, ma del quale gli adulti continuano a essere responsabili.
Benessere digitale e regole condivise
Susanna Redaelli, intervenuta in rappresentanza dell’ASST Santi Paolo e Carlo, ha collocato il progetto all’interno del più ampio tema della promozione della salute. «Benessere digitale significa vivere le situazioni che incontriamo in modo consapevole e responsabile, cercando di prevenire i rischi e affrontare le difficoltà quando si presentano». Redaelli ha inoltre invitato i genitori a costruire con i figli un vero e proprio patto sull’utilizzo dello smartphone, definendo insieme tempi, modalità e regole. Come esempio ha citato il celebre “Patto di Gregory”, il contratto che una giornalista americana propose al figlio tredicenne al momento della consegna del suo primo iPhone. «Avere in mano un dispositivo significa assumersi una responsabilità. È una cosa da grandi».
Un primo passo verso il patentino
Il foglio rosa consegnato ai bambini non è un traguardo definitivo, ma una tappa intermedia del percorso. Come ha ricordato Francesca Gisotti rivolgendosi agli studenti, il foglio rosa dello smartphone funziona proprio come quello della guida. «Avete fatto esercizi importanti, ma non siete ancora del tutto pronti. Con il foglio rosa si può guidare soltanto con un adulto accanto». Il passo successivo arriverà alle medie, con il conseguimento del vero e proprio patentino dello smartphone, simbolo di una crescente autonomia nell’utilizzo degli strumenti digitali accompagnata da una maggiore consapevolezza delle proprie responsabilità.