
L’anno scolastico è terminato l’8 giugno, ma al nido l’attività prosegue come sempre fino alla fine di luglio. Quest’anno però bambini ed educatrici trascorreranno i due mesi estivi negli spazi della primaria per permettere lo svolgimento dei lavori di ristrutturazione che a settembre consegneranno loro un nido completamente rinnovato. La tradizionale festa di fine anno, il 19 giugno, si è dunque svolta nella nuova cornice: genitori e famiglie hanno potuto ritrovarsi negli spazi temporanei e vedere da vicino come il nido abbia già trovato una nuova quotidianità in attesa di tornare nella sua casa completamente trasformata.
Un servizio nato per i più piccoli
Il nido della Scuola Ebraica di Milano è stato inaugurato nei primi anni Novanta per iniziativa della famiglia Jarach, con l’obiettivo di offrire un ambiente educativo comunitario e un’atmosfera ebraica anche ai bambini dai 12 ai 36 mesi. Intitolato a Guido Moshé e Fernanda Jarach, oggi accoglie circa quaranta bambini e rappresenta il primo passo del percorso educativo all’interno della scuola.


Un progetto inseguito a lungo
L’intervento di ristrutturazione è stato avviato su iniziativa dell’assessore alle Scuola Dalia Gubbay: «Erano diversi anni che inseguivo il sogno di rinnovare il nido», spiega. «È sempre stata mia convinzione che il benessere dei bambini passi anche dalla qualità degli ambienti in cui vivono ogni giorno. Abbiamo rifatto l’Aula Magna e tanti altri spazi della Scuola, così adesso è arrivato il momento del nido, la cui struttura ha fatto il suo tempo e necessita di un intervento radicale».
Le risorse economiche
Per trasformare il sogno in realtà è stato però necessario trovare le risorse economiche. «La vera sfida è stata reperire i fondi senza gravare sulla Comunità» dice Gubbay. «Grazie al presidente Meghnagi abbiamo incontrato la disponibilità di Banca Intesa attraverso il dottor Lucchini, che ha creduto subito nel progetto. Banca Intesa è molto sensibile ai temi dell’infanzia e ha deciso di sostenere quasi interamente l’intervento. Il resto è stato coperto da donazioni private: per noi era importante che un’opera di questo tipo fosse interamente finanziata da contributi esterni».



La logistica del cantiere
Accanto alla raccolta dei fondi, c’era poi un altro problema da risolvere: trovare il momento giusto per eseguire lavori così importanti senza interrompere il servizio. «Avevamo bisogno di almeno tre mesi di cantiere e non potevamo certo lasciare convivere i bambini con i lavori» spiega l’assessore. «Grazie alla collaborazione della primaria, dell’infanzia e di tutto il personale della Scuola siamo riusciti a trovare una soluzione che consentisse di trasferire temporaneamente il nido. Abbiamo anche previsto, nel bando, che l’impresa lavorasse durante il mese di agosto, così da essere pronti per l’inizio del nuovo anno scolastico».
Tutto nuovo, tutto più bello
Il risultato sarà un nido completamente ripensato, non nelle dimensioni ma nella qualità degli spazi. «Non aumenteranno i metri quadrati, ma cambierà il modo di viverli. Il progetto è stato sviluppato con il contributo delle educatrici proprio per valorizzare la didattica: ci saranno ambienti più luminosi e armoniosi con una distribuzione diversa degli spazi per lavorare meglio, impianti elettrico e idraulico completamente nuovi, bagni e pavimenti rifatti, arredi progettati per accompagnare meglio le attività dei bambini», illustra Gubbay.


Le fasi del trasloco
Per consentire l’apertura del cantiere, il trasloco si è svolto in pochi giorni e ha richiesto un grande lavoro di squadra. «Fino a venerdì 5 giugno eravamo ancora nel nostro nido. Da lunedì 8 ci siamo trasferiti nelle tre aule della primaria, utilizzando anche l’Auletta Bibilioteca che abbiamo allestito con tavoli e materassi per il pranzo e il riposo», racconta Nadia Bellani, coordinatrice del nido. «Abbiamo iniziato a portare qualche gioco e alcuni arredi già nei giorni precedenti, ma il grosso del trasloco è stato fatto il venerdì pomeriggio, appena la primaria ha terminato le lezioni. L’obiettivo era far trovare ai bambini un ambiente il più possibile familiare».
Entusiasmo per il terrazzo
Le nuove aule si sono rivelate subito funzionali, anche grazie agli spazi esterni. «Le tre aule affacciano direttamente sul bellissimo terrazzo. I bambini possono uscire già dal mattino e alterniamo il terrazzo al giardino durante la giornata. Per loro è quasi come stare sempre all’aperto e si sono adattati con entusiasmo» dice Bellani. Naturalmente è stato necessario adattare anche gli spazi ai bisogni dei più piccoli. «I bagni della primaria non sono pensati per bambini di questa età, quindi abbiamo portato i nostri fasciatoi, i vasini e i riduttori. Abbiamo cercato di ricreare il più possibile l’organizzazione del nido, anche se con qualche spostamento in più».
Gli ambienti del nuovo nido
Il pensiero delle educatrici è già rivolto al momento del rientro, quando il nuovo nido offrirà ambienti completamente ripensati anche dal punto di vista educativo. «Una sala sarà più ampia e più versatile, gli arredi saranno organizzati in angoli tematici dedicati al gioco simbolico, alla lettura, ai travestimenti, alla cucina e alle bambole. Anche gli armadietti in corridoio saranno riorganizzati per distinguere meglio ciò che serve all’interno dagli indumenti per le attività all’aperto» spiega la coordinatrice.
Materiali più coerenti con il progetto educativo
Il trasloco è diventato anche l’occasione per ripensare tutti i materiali che i bambini utilizzano. «Quando ci sposteremo nel nuovo nido faremo una selezione di tutto quello che utilizziamo, eliminando i materiali didattici e i giochi non più validi. Negli ultimi anni abbiamo scelto sempre di più materiali naturali, di recupero e destrutturati, riducendo la plastica. Questo cambiamento ci permette di voltare pagina anche da questo punto di vista e di costruire un ambiente ancora più coerente con il nostro progetto educativo». Fra scatoloni, mobili spostati e giornate particolarmente intense, alle educatrici resta soprattutto la soddisfazione di lavorare per un obiettivo condiviso. «È stato un trasloco impegnativo: abbiamo svuotato armadi, spostato materiali, organizzato tutto da capo. È stata una grande fatica, ma l’abbiamo affrontata con entusiasmo. Quando sai che il risultato sarà un luogo più bello per i bambini, anche la stanchezza pesa molto meno».