
Non la consueta lezione frontale, ma un percorso costruito per chiamare in causa direttamente gli studenti, chiedendo loro di attivarsi e diventare protagonisti. È con questo obiettivo che ha preso forma il “No Bully Day”, la giornata dedicata al contrasto di bullismo e cyberbullismo che il 27 aprile ha coinvolto tutte le classi della scuola secondaria di primo grado, trasformando una riflessione teorica in un’esperienza di partecipazione, responsabilità e consapevolezza.
Un progetto per attivare gli studenti
L’iniziativa è nata per lavorare sulla prevenzione del bullismo, provando a trasformare lo spettatore passivo in un alleato attivo. Non solo riconoscere il fenomeno, ma imparare a intervenire, a segnalare, a sostenere. «Facciamo molte attività su questo tema, ma questa è la prima volta che proponiamo un percorso che coinvolge davvero i ragazzi in prima persona», spiega Daniele Cohenca, coordinatore delle medie. «Non si è trattato di ascoltare una lezione: qui gli studenti hanno ragionato, discusso, disegnato, prodotto materiali. Sono stati chiamati a fare. È questo il passaggio decisivo: renderli protagonisti attivi». La progettazione è stata condivisa da un team di docenti, con un referente per ciascuna classe: le professoresse Mazzoleni e De Pas per le prime, l’educatore Rocco Carta per la seconda e il professor Cohenca per le terze, che hanno lavorato insieme. Alla costruzione dei contenuti – linee guida, materiali e presentazioni – hanno contribuito tutti gli insegnanti coinvolti, calibrando le attività in base all’età degli studenti.


Dalla teoria ai casi reali
La mattinata si è aperta con una prima fase di inquadramento dedicata alle diverse forme di bullismo – fisico, verbale, sociale e digitale – e al loro impatto, anche sul piano emotivo e relazionale. Non si è trattato però di esempi astratti. «Abbiamo lavorato su situazioni reali, quotidiane», racconta Cohenca. «Non volevamo casi estremi o di cronaca, ma episodi che i ragazzi potessero riconoscere: chi viene escluso da un gruppo, chi non viene invitato a una festa, chi è preso in giro. Dinamiche che possono sembrare banali, ma che fanno parte della vita scolastica e che vanno comprese e affrontate». Le classi, suddivise in quattro gruppi, hanno analizzato queste case history e avviato un primo confronto, guidati dai docenti.
Creare, discutere, agire
Il cuore del progetto è stato il passaggio dall’analisi alla produzione. Agli studenti è stato chiesto di lavorare in gruppi per realizzare tre elaborati distinti: identificare un “supereroe non violento”, produrre un poster di sensibilizzazione e una guida di intervento rapido. «Il supereroe che abbiamo chiesto di immaginare è una figura capace di intervenire senza violenza per spegnere il conflitto» spiega il docente. «La domanda era semplice: se assisti a un episodio di bullismo, cosa fai? Resti a guardare o scegli di agire? Non è scontato, perché serve coraggio. Per questo abbiamo parlato di “supereroe”: qualcuno che riesce a emergere dalla massa e a fare la cosa giusta». Ogni gruppo ha poi redatto una vera e propria guida operativa, definendo i passaggi da seguire quando si è testimoni di un episodio di bullismo: a chi rivolgersi, come intervenire, come sostenere la vittima. Il lavoro è stato accompagnato dalla realizzazione di cartelloni, disegni e materiali grafici, frutto di discussioni collettive e di un confronto continuo.


Mettersi nei panni degli altri
Nella seconda parte della mattinata è stato introdotto il role-play, con simulazioni di situazioni concrete. Due gli scenari proposti: da un lato il bullismo manifesto, con ruoli ben definiti – vittima, bullo, spettatori, adulto di riferimento – dall’altro le forme più sottili di esclusione, come l’isolamento o il finto scherzo. Un passaggio fondamentale per imparare a riconoscere anche le dinamiche meno evidenti, spesso più difficili da intercettare ma altrettanto incisive.
Riflessione individuale e analisi dei dati
La giornata è stata scandita anche da momenti di riflessione personale, attraverso due schede: una nominativa e una anonima. Nella prima, gli studenti sono stati invitati a interrogarsi sul proprio comportamento in situazioni di bullismo; nella seconda, a rispondere a domande dirette sulla propria esperienza, dentro e fuori la scuola. «Raccoglieremo tutte le risposte e ne trarremo un’analisi», anticipa Cohenca. «Ci interessa capire il grado di esposizione al fenomeno, sia vissuto sia percepito. Da lì costruiremo i prossimi passi, perché questo progetto è l’inizio di un percorso».
Una pausa mensa che diventa occasione di socializzazione
Il progetto è proseguito coinvolgendo gli studenti in giochi guidati durante la pausa pranzo. I ragazzi – una settantina – sono stati suddivisi in cinque gruppi misti, rompendo le dinamiche abituali di classe e amicizia. A guidare le attività, insieme ai docenti già coinvolti, si è aggiunto il professor Salvadori. Giochi di ruolo, giochi di carte, giochi all’aperto: ogni proposta aveva l’obiettivo di favorire la socializzazione, creare nuove connessioni, stimolare relazioni positive. «Non è stato un momento lasciato al caso», sottolinea Cohenca. «Abbiamo costruito anche questa parte con una strategia. Mischiare i gruppi, farli lavorare insieme, proporre giochi guidati: tutto aveva lo scopo di aiutare i ragazzi a conoscersi meglio e a costruire relazioni più sane».
La risposta positiva degli studenti
La risposta degli studenti è stata significativa, anche nelle situazioni meno prevedibili. «Sono rimasto colpito», racconta ancora l’insegnate. «La classe che consideriamo più indisciplinata, con dinamiche relazionali più immature, è stata quella che ha partecipato con maggiore entusiasmo. In generale tutti hanno lavorato con serietà e coinvolgimento, intervenendo, proponendo, mettendosi in gioco». Un segnale importante, soprattutto in un momento dell’anno in cui – come nel caso delle terze – è più difficile incidere. «Sulle prime e seconde continueremo a lavorare», conclude. «Ma la cosa più importante è che i ragazzi hanno interiorizzato il tema. Hanno scritto cose reali, fatto osservazioni interessanti. Hanno capito che possono avere un ruolo». Il “No Bully Day” si inserisce in un lavoro più ampio di attenzione al clima scolastico, ma segna un passaggio nel metodo: non più solo informazione, ma attivazione, per rendere gli studenti consapevoli e responsabili, capaci di osservare ciò che accade intorno a loro e pronti a intervenire.