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Per le morot della primaria un’estate di formazione, focus su didattica e cultura ebraica

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Per insegnare bisogna continuare a imparare. È questo il filo conduttore che ha attraversato il mese di giugno delle insegnanti della scuola primaria, un periodo che, accanto agli scrutini, ai colloqui con le famiglie, alla programmazione del nuovo anno scolastico e alle attività collegiali, si trasforma ogni anno in un laboratorio di formazione e aggiornamento.

I temi della formazione

Dall’inclusione all’intelligenza artificiale, dalla storia ebraica alle nuove indicazioni ministeriali, le docenti hanno affrontato un percorso trasversale, pensato non solo per affinare gli strumenti didattici, ma anche per consolidare un patrimonio culturale condiviso. «I temi della formazione sono scelti in parte da me come coordinatrice della primaria e in parte collegialmente ascoltando le richieste del corpo docente», spiega Diana Segre. «Ci sono i corsi necessari per essere sempre aggiornati sugli aspetti educativi e normativi della scuola e quelli che servono ad arricchirci culturalmente e intellettualmente, per avere una base comune sul perché siamo qui e su ciò che vogliamo trasmettere a bambini e bambine».

Strumenti di inclusione per ogni alunno

Il primo corso è stato dedicato a Autismi, autismo e metodo ABA condotto da Ariela Sheppes, analista del comportamento che opera nel centro milanese Mondoabaut e specialista del metodo ABA, un approccio scientifico ed educativo utilizzato per i disturbi dello spettro autistico finalizzato a insegnare nuove abilità e ridurre i comportamenti problematici. L’incontro ha fornito alle morot e alle collaboratrici scolastiche strategie pratiche per affrontare le diverse situazioni educative approfondendo modalità di intervento sia sul comportamento sia sull’apprendimento dei bambini. «Lo spettro autistico è molto ampio e si manifesta in modi diversi», racconta Segre, «ma l’approccio inclusivo è efficace per affrontare qualsiasi difficoltà si possa incontrare in classe».

Antisemitismo e antisionismo, i contenuti da trasmettere

Un filone della formazione ha riguardato i temi dell’identità ebraica e dell’antisemitismo. Dopo aver seguito nei mesi precedenti un corso online promosso dall’Istituto di Psicologia Interculturale e patrocinato dall’UCEI sui meccanismi storici e psicologici che alimentano antisemitismo e antisionismo, a giugno le insegnanti si sono riunite per trasformare quei contenuti in un percorso educativo destinato agli alunni. «Abbiamo lavorato per definire quali competenze dovranno avere al termine della scuola primaria», spiega la coordinatrice. «Vogliamo che sappiano esprimersi riguardo alla propria identità, incontrare persone diverse con curiosità, sicurezza e rispetto e affrontare con consapevolezza eventuali domande sulla loro storia, sulla religione e sull’identità ebraica. È importante che tutte le morot siano allineate su questi temi e condividano le stesse conoscenze».

Cultura ebraica e Memoria

Il tema ebraico è stato sviluppato anche con una giornata di approfondimento al Memoriale della Shoah, al CDEC e al Museo della Brigata Ebraica. Dopo la visita guidata al Memoriale, le docenti hanno studiato documenti d’archivio sulle comunità ebraiche dell’Europa orientale e seguito una lezione della scrittrice e traduttrice Marina Morpurgo dedicata alla cultura yiddish. La giornata si è conclusa al Museo della Brigata Ebraica con un intervento del direttore Davide Romano sul contributo degli ebrei alla Resistenza. «Questa è una formazione culturale rivolta a noi insegnanti», sottolinea Segre. «Serve ad arricchirci dal punto di vista intellettuale, ad approfondire aspetti della storia e della cultura che ci permettono di svolgere il nostro lavoro con maggiore consapevolezza». Sempre nell’ambito della formazione storica, le insegnanti hanno partecipato anche alla visita virtuale della mostra, in corso a Bologna, intitolata Gerarchi in fuga: dove scapparono i nazisti, chi li aiutò e chi li accolse guidata online dalla storica Francesca Panozzo, che ha illustrato loro il percorso espositivo dedicato alle rotte di fuga dei gerarchi nazisti nel secondo dopoguerra.

L’innovazione nella didattica

Grande spazio è stato dedicato all’innovazione educativa. Le morot hanno seguito una giornata di formazione sull’intelligenza artificiale con Nathan Neumann, direttore della Scuola Ebraica di Trieste ed esperto del settore, approfondendo le potenzialità dell’AI sia come strumento a disposizione dei docenti sia come risorsa per l’apprendimento degli studenti. A questa esperienza si è aggiunta la restituzione al Collegio Docenti di un corso dedicato all’insegnamento della matematica promosso da Innovamat in collaborazione con l’Università Bicocca a cui lo scorso maggio hanno partecipato due insegnanti della primaria. Tenuto dal ricercatore canadese Peter Liljedahl, autore del volume Creare classi pensanti, il corso era incentrato sui principi che aiutano a costruire attività didattiche nelle quali i bambini siano chiamati a ragionare in modo autonomo per risolvere sfide matematiche.

Condivisione delle buone pratiche

Non è mancato l’aggiornamento sulle nuove indicazioni nazionali del Ministero dell’Istruzione. «Durante l’anno molte insegnanti avevano seguito corsi dedicati alle nuove modalità di valutazione e alle indicazioni ministeriali sui programmi. A giugno tutto questo è stato condiviso con il Collegio Docenti, affinché le conoscenze diventassero patrimonio comune» spiega Segre. E la condivisione è stata anche il filo conduttore su tematiche quali metodo di studio, contrasto al bullismo, benessere sul luogo di lavoro. «In questi incontri sono state le insegnanti a guidare il lavoro, condividendo esperienze, strumenti e buone pratiche maturate nelle rispettive aree di competenza. Sono occasioni preziose perché ciò che funziona nelle singole classi diventa patrimonio di tutto il gruppo docente» afferma la coordinatrice. «In generale, i corsi di formazione che organizziamo ogni anno servono per coinvolgere sia chi fa parte del team docente da anni sia chi è a Scuola da meno tempo; c’è un’attenzione forte affinché l’inclusività che si propone nelle classi sia vissuta alla radice dal gruppo insegnanti e sia fonte di riflessione e scambio per costruire un’atmosfera comune sentita da tutte e tutti» conclude Segre.

Claralinda Miano

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Alberto Jona Falco

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