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Le materie curriculari insegnate in lingua straniera: da gennaio parte il progetto CLIL

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Un nuovo progetto in fase pilota che coinvolgerà inizialmente le quinte superiori, con l’intenzione di estenderlo successivamente anche alle terze e alle quarte. Si stratta del progetto CLIL (Content Language Integrated Learning), una metodologia normata dal Ministero che prevede l’insegnamento di materie scolastiche curriculari (non linguistiche) in lingua straniera. Obiettivo del progetto è integrare l’apprendimento della lingua straniera tramite l’acquisizione dei normali contenuti scolastici, favorendo una cultura plurilingue.

La fase pilota coinvolgerà tre materie

Alla Scuola Ebraica il CLIL partirà a gennaio: la referente è la docente di inglese Simona Patierno, che ha messo a punto un percorso interdisciplinare in moduli condiviso con gli altri docenti che partecipano al progetto. «La fase pilota, da gennaio a maggio, prevede che vengano insegnati in inglese e francese alcuni argomenti di storia, filosofia e storia dell’arte» spiega Patierno. «In particolare, storia dell’arte sarà insegnata in inglese dalla professoressa Hakim, mentre storia e filosofia saranno insegnati in francese dal professor Chamla. Per ognuna delle materie, in accordo fra i docenti, si sceglie un oggetto di studio e si costruisce un modulo trasversale. Ho proposto come tema il cambiamento, un argomento ad ampio spettro da applicare in storia dell’arte per esempio analizzando l’Apollo e Daphne, in storia nello studio della prima guerra mondiale e in filosofia affrontando Hegel. Mi sto confrontando con gli altri insegnanti per definire il tutto».

Un secondo modulo per le discipline scientifiche

La metodologia CLIL implica che i docenti sappiano almeno una lingua straniera, che nella scuola italiana non è così comune. «Alla Scuola Ebraica fortunatamente abbiamo le competenze e mi aspetto che con il tempo le nuove generazioni di insegnanti avranno più dimestichezza con l’inglese» dice Patierno. All’insegnamento in lingua che partirà a gennaio saranno dedicate due ore la settimana: considerando che ogni classe ha due ore di storia dell’arte, tre di storia e tre di filosofia, il programma in lingua è rilevante. Terminato l’oggetto di studio (la prima guerra modiale, Hegel etc) l’insegnamento della materia torna a essere in italiano. «Ci sarà poi un secondo modulo, ancora in preparazione, che vorrei applicare alle materie scientifiche».

L’allievo al centro del processo di apprendimento

«Una scuola all’avanguardia deve impegnarsi nella progettualità CLIL, e la Scuola Ebraica dimostra di esserlo» riflette Simona Patierno. «Questa metodologia mette inoltre l’allievo al centro, attraverso tecniche di apprendimento collaborativo e adozione di strategie di problem solving. Le metodologie di insegnamento frontali sono poco efficaci: meglio allora che la lezione sia un dibattito costruito sotto la guida del docente, un lavoro di gruppo in cui i ragazzi si aiutano reciprocamente mettendo insieme i rispettivi approfondimenti. Si tratta comunque di una disciplina scolastica, quindi sono previste verifiche e voti, ma vale la pena sottolineare che la metodologia CLIL, pur non implicando l’uso della tecnologia, rompe il modello didattico tradizionale e credo che migliorerà l’ambiente classe nel suo complesso».

Claralinda Miano

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