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La scrittrice israeliana Tamar Weiss Gabbay incontra gli studenti delle superiori: nel suo nuovo libro il rapporto fra uomo e natura

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Incontrare un autore letterario è un’esperienza sempre interessante, che permette di capire cosa c’è dietro il libro che ha scritto, qual è il suo mondo, quali i pensieri che l’hanno ispirato. L’incontro di alcune classi delle superiori con la scrittrice Tamar Weiss Gabbay ha voluto essere proprio questo: l’opportunità di ascoltare dalla voce dell’autrice come nasce l’idea di un libro, quali le suggestioni che hanno influenzato lo sviluppo del testo e quale il significato che l’autrice stessa attribuisce al proprio lavoro.

Il racconto del romanzo

Autrice di libri per bambini e di romanzi vincitori di diversi premi letterari, nonché co-fondatrice della rivista letteraria HaMussach, Tamar Weiss Gabbay ha incontrato il 27 febbraio gli studenti a Scuola, nell’ambito del tour italiano di presentazione del suo primo romanzo tradotto in italiano, La meteorologa, edito da La Giuntina e vincitore del premio letterario israeliano Brenner. La conversazione, tradotta dalla docente di ebraico Raffaella Scardi (lei stessa traduttrice letteraria) si è focalizzata proprio sul romanzo, che alcuni ragazzi avevano avuto l’opportunità di leggere grazie alle copie distribuite e fatte circolare a Scuola nelle settimane precedenti.

La trama metafora di una relazione complessa

Weiss ha raccontato per sommi capi la trama del libro, che si svolge in una remota cittadina afflitta da inondazioni, alle prede con un branco di aggressivi cani randagi e impegnata nel tentativo di salvare un branco di gazzelle, metafora del complicato rapporto fra l’uomo e la natura. La protagonista, Dafne, è una ragazza che arriva nella cittadina per studiare e riunirsi al nonno professore di letteratura e alla zia, meteorologa molto ascoltata, che ancora vivono lì. Attraverso lo scontro fra le due figure della sua famiglia sul destino della città – cioè fra posizioni diverse sul rapporto uomo-natura – Dafne deve trovare forza interiore per scegliere la propria strada e prendere una posizione.

Le suggestioni che hanno ispirato l’autrice

L’opera è stata ispirata dalle riflessioni su alcuni aspetti della sua vita quotidiana, ha raccontato Tamar Weiss. Un meteorologo di Gerusalemme molto seguito cui il suo pubblico si rivolge come se lui potesse non solo prevedere, ma anche governare il clima, secondo una concezione (illusoria) per cui l’uomo domina la natura e ne vuole il controllo. Ma anche la “valle delle gazzelle” a Gerusalemme, un’enclave di animali selvatici rimasti “intrappolati” fra le costruzioni che oggi vivono circondati da palazzi in una piccola riserva naturale dentro la città. La storia che ha colpito Weiss è quella della gazzella Johanna, che qualcuno ha catturato dalla natura e cresciuto in una cantina, poi liberata nella “valle delle gazzelle” dove però, ormai imprintata dall’uomo, non è mai riuscita a integrarsi con gli altri animali.

Le riflessioni su un rapporto malato

«Johanna è una vittima del rapporto malato fra l’uomo e la natura», ha affermato Weiss, «ma è anche la metafora della nostra condizione umana, non più appartenente alla natura ma nemmeno completamente staccata da essa». Anche nel libro la ragazza protagonista fa amicizia con una gazzella cresciuta in cattività: a unirle la solitudine che deriva dal non appartenere più a nessuno dei due mondi. E, sempre nel libro, la ragazza deve leggere per la scuola Il vecchio e il mare di Hemingway, storia di un vecchio pescatore che insegue un pesce per ucciderlo e dimostrare la sua forza e il suo dominio sulla natura. La ragazza, invece, insegue la gazzella con cui ha fatto amicizia per salvarla.

Un nuovo sguardo femminile sulla natura

«Volevo raccontare di una ragazza che porta una nuova modalità nella relazione fra umani e natura» dice Weiss. «Come scrittrice e come donna ho voluto raccontare la natura in modo opposto a Hemingway: lui aveva un approccio maschile di dominio, mentre io propongo lo sguardo di una ragazza che non vuole dominarla, controllarla o cambiarla, ma semplicemente sentirsi parte di essa».

Claralinda Miano

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Alberto Jona Falco

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