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Introdotte al nido le prime stoviglie di vetro: ecco perché aiutano i bambini a crescere

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Da qualche settimana al nido i bambini usano bicchieri e brocche per l’acqua in vetro, invece delle tradizionali stoviglie in plastica: non si tratta di un semplice rinnovamento delle dotazioni, bensì di un vero e proprio progetto educativo che trova la sua espressione anche nel momento del pranzo.

Cosa imparano i bambini

«Con gli oggetti frangibili, quali i nuovi bicchieri e brocche, i bambini imparano ad avere rispetto degli oggetti che usano e ad averne cura», spiega la coordinatrice del nido Nadia Bellani. «La transizione al vetro ha comportato anche che adesso i bambini si versano l’acqua dalla brocca da soli, mentre prima era l’educatrice che riempiva i bicchieri. Per bambini di uno o due anni è una sfida: imparano quindi a fare movimenti più lenti e delicati, sviluppano la motricità fine, la coordinazione oculo-manuale e la concentrazione. Per loro è un’attività inizialmente impegnativa, che diventa a mano a mano più facile quanto più riescono a padroneggiare i propri movimenti».

L’attività di documentazione prima di introdurre il progetto

L’introduzione delle stoviglie di vetro è stata oggetto di confronto, ricerca e documentazione fra le educatrici: si temeva che i bambini rompessero il vetro e si tagliassero, che rovesciassero l’acqua dalla brocca per gioco, che, insomma, l’idea potesse non funzionare.

Dal gioco all’autoregolazione

«Le prime volte, essendo una novità, i bambini appena seduti volevano subito versarsi l’acqua, la versavano molte volte anche se non avevano sete, facevano traboccare i bicchieri, perché per loro era un gioco» dice Nadia Bellani. «Hanno però imparato subito ad autoregolarsi, perché la regola è che ci si versa l’acqua se si ha sete, e il pranzo non è un momento di gioco. Adesso le stoviglie di vetro sono diventate la normalità, i bambini sono diventati più autonomi e hanno migliorato le proprie competenze».

Il senso del bello nella tavola apparecchiata

Un’altra innovazione è quella dell’apparecchiatura con la tovaglia di stoffa, laddove prima i bambini pranzavano sulla tavola nuda. «Lo abbiamo fatto per introdurre il senso del bello e la dimensione estetica della tavola, perché è importante valorizzare anche questi aspetti e insegnare ai bambini ad apprezzarli» conclude Nadia Bellani. Il prossimo passo sarà la sostituzione dei piatti in plastica con quelli in ceramica, obiettivo finale del progetto “tavola apparecchiata”.

Claralinda Miano

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Alberto Jona Falco

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