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Le terze scientifico e tecnico al Fab Lab di Talent Garden per trasformare idee imprenditoriali in prototipi funzionanti

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Le tre mezze giornate che gli studenti delle terze scientifico e tecnico hanno trascorso a metà febbraio al Fab Lab di Talent Garden nascono da un progetto internazionale ORT. ORT promuove infatti lo YEP (Young Entrepreneurship Program), che richiede ai ragazzi di tutte le scuole ebraiche del mondo un’idea imprenditoriale, completa di ricerche di fattibilità, pitch di presentazione ai potenziali investitori e report di un prototipo funzionante. Il progetto imprenditoriale deve essere qualcosa di concreto: un oggetto, un app, un’idea che risolva un bisogno; ORT sceglierà poi quali fra i progetti ideati dai nostri ragazzi andranno a competere a livello internazionale.

Cosa si fa nel Fab Lab

«Sono diversi anni che portiamo i ragazzi a trascorrere qualche giornata nei Fab Lab», dice la docente Vanessa Kamkhagi. «I gruppi di lavoro sono misti fra scientifico e tecnico, in modo che i ragazzi del tecnico possano entrare in contatto con il mondo digitale che conoscono poco e quelli dello scientifico possano imparare nuove programmazioni o affinare alcune competenze che già possiedono». Ma cosa sono esattamente i Fab Lab? «Sono spazi attrezzati dove lavorano i “makers” cioè coloro che progettano e costruiscono dispositivi digitali; in pratica, sono luoghi dove si fa informatica a livello fattivo e concreto». Quest’anno la Scuola ha scelto di portare i ragazzi al Fab Lab di Talent Garden, società che offre spazi di coworking creativi dedicati all’innovazione per sostenere i talenti del digitale e della tecnologia.

Un programma costruito su misura

«Insieme alla professoressa Maknouz, che ha accompagnato i ragazzi, abbiamo messo a punto un programma per i tutor del Fab Lab, dove evidenziavamo quali competenze volevamo che i ragazzi acquisissero: programmazione con Arduino, il software con cui si programmano i sensori; progettazione di stampa in 3D, che lo scientifico fa già a Scuola ma il tecnico no; infine abbiamo chiesto un corso su come presentare la loro idea utilizzando tecniche per realizzare un pitch efficace». Durante tutte le giornate i ragazzi sono stati seguiti da diversi tutor di Talent Garden per i vari aspetti del programma.

Il valore delle tre giornate

«Al di là dei progetti, l’aspetto positivo delle giornate è che gli studenti siano usciti dalla Scuola e abbiano potuto incontrare e fare domande ad aziende che stavano in quel momento lavorando nel Fab Lab, vedere tutti gli strumenti che oggi si hanno a disposizione – le diverse stampanti 3D, i materiali, i software – e lavorarci in maniera concreta» spiega Vanessa Kamkhagi. «Questa esperienza ha un valore in termini di acquisizione di competenze digitali, di orientamento, ma anche di sviluppo del pensiero strategico e della capacità di problem solving, perché non tutte le idee che hanno portato erano realizzabili, e hanno dovuto imparare ad adattarsi e modificare il proprio progetto in base agli strumenti che avevano a disposizione».

Dall’idea all’oggetto fisico

I ragazzi, divisi in cinque gruppi, hanno portato al Fab Lab cinque diverse idee di progetto. «Alcuni di noi hanno portato progetti basati su app, ma al Fab Lab lavorano su progetti con schede elettroniche» spiega Jasmine, studentessa del tecnico. «Ci hanno quindi spiegato come programmare e attivare il microchip Arduino, dandoci molti nuovi spunti e aiutandoci a trasformare le nostre idee in qualcosa che si può veramente realizzare».

Gli occhiali per non vedenti

Il gruppo di Jasmine ha avuto l’idea di realizzare occhiali che traducessero in tempo reale la segnaletica stradale espressa in una lingua diversa dall’italiano. «I tutor ci hanno spiegato che in quel contesto l’idea non era realizzabile e ci hanno suggerito di utilizzare i sensori Arduino per progettare occhiali che percepiscono quando c’è un ostacolo davanti a chi li indossa e producono un suono di allarme» dice Jasmine. Con schede elettroniche e sensori da loro programmati, i ragazzi hanno quindi realizzato gli occhiali, utilissimi per i non vedenti. «Abbiamo usato due chip: uno percepisce l’ostacolo attraverso radiazioni a una distanza programmabile, l’altro emette il suono di allarme. Abbiamo realizzato e testato il prototipo e poi ne abbiamo fatto la presentazione davanti a tutti seguendo le indicazioni dei tutor su come costruire un pitch: i compagni dello scientifico si sono concentrati nella spiegazione di come abbiamo programmato i microchip, io del tecnico mi sono occupata della parte di marketing, spiegandone le potenzialità e a quale target di mercato era diretto».

Dall’orologio per autodifesa al guanto per la palestra

I progetti realizzati al Fab Lab sono stati dunque cinque. Oltre agli occhiali, un guanto con un sensore da utilizzare in palestra, nel sollevamento pesi o esercizi con le braccia, che indica se l’esercizio è svolto correttamente. In caso contrario, e quindi con il rischio di farsi male, il guanto emette un suono. Poi un braccialetto per i ragazzini che iniziano a uscire da soli, con il loro nome e un bottone da premere in caso di pericolo che manda una notifica ai genitori attraverso una app. Il genitore può vedere la posizione del figlio e contattare il 112 tramite l’app. La app è stata sviluppata dai ragazzi a Scuola, ma al Fab Lab ne hanno realizzato il prototipo stampandolo in 3D. Il quarto progetto è uno stendino portatile per abiti con un sensore di umidità. Quando qualcosa di bagnato vi viene steso, i bastoni dello stendino si riscaldano per asciugare rapidamente, e una volta che non viene più rilevata umidità il sensore spegne la funzione. Infine, un orologio per autodifesa nel quale è inserita una mini bomboletta di spray al peperoncino che si attiva tramite pulsante. Anche in questo caso l’oggetto non necessitava di sensori, ma al Fab Lab è stato stampato in 3D.

Claralinda Miano

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Alberto Jona Falco

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