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Yom Hazikaron, la Scuola si raccoglie nel ricordo dei caduti e delle vittime

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Yom Hazikaron: il giorno in cui Israele e le comunità ebraiche nel mondo si fermano per onorare i soldati caduti nella difesa del popolo e dello Stato e le vittime del terrorismo. Un momento di raccoglimento che anche a Scuola è stato vissuto con partecipazione durante la cerimonia condotta dagli studenti del liceo.

Numeri e vite

In una slide, i numeri danno la misura della perdita: 25.648 soldati caduti e 5.313 civili vittime del terrorismo nella storia di Israele, di cui, solo nell’ultimo anno, 174 soldati e 79 civili. Non numeri astratti ma volti, nomi, storie, assenze. Nel silenzio dell’Aula Magna, lo studente Moshè accende una candela in memoria dei caduti e delle vittime, per rendere loro omaggio ed esprimere gratitudine per il loro sacrificio.

Gerusalemme, la quotidianità degli attentati

La testimonianza di Nimrod, shaliach dell’Hashomer Hatzair, porta i presenti nella Gerusalemme tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila. Una città “amata e odiata”, in cui tutti i giorni si conviveva con la minaccia degli attentati. Nimrod, allora ragazzo, si divideva fra la scuola e il ken. Racconta di una quotidianità segnata: il numero delle ambulanze per capire se si trattasse di un’emergenza o di un attacco, la capacità di distinguere un’esplosione da un rumore qualsiasi. «Questa era la nostra vita», ripete più volte, restituendo il senso di un orrore normalizzato in cui nel 2002 un attentatore si fa esplodere all’ingresso del ken dell’Hashomer. Poi il ricordo di un compagno, morto nell’attentato all’autobus numero 14 nel 2004. «Capimmo cosa significano davvero le parole “se uno di noi se ne va, qualcosa muore in noi e qualcosa resta con lui”».

Le storie che non devono essere dimenticate

La preghiera dell’Yizkor, recitata da Jacob, unisce il ricordo dei soldati, delle vittime del terrorismo e dell’antisemitismo nel mondo. Poi la testimonianza di Yair, shaliach del Bené Akiva, che ricorda i suoi amici caduti: giovani e adulti, soldati e civili, vite interrotte in modi diversi ma unite dallo stesso destino. Ha evocato il dolore delle famiglie, «la cui più grande paura è che il mondo dimentichi». Da qui il significato di Yom Hazikaron, dice Yair. «Ricordare è un modo di combattere». Anche da lontano, anche vivendo in Italia. Ogni ebreo ha il dovere, un giorno all’anno, di lasciare tutto e ricordare i fratelli caduti.

In ricordo di un commilitone

Il preside Marco Camerini sale sul palco a leggere El maleh rachamim, canto di preghiera in memoria dei morti. La testimonianza di Eitan, ex studente della scuola, porta la riflessione nel presente. Dopo la maturità, Eitan si è trasferito in Israele e ha scelto di arruolarsi nei paracadutisti. Ricorda l’amico Niv, suo commilitone. «Era arrivata a trovarmi mia madre da Milano e l’esercito mi aveva concesso qualche giorno di libera uscita» racconta. «Ho salutato Niv. Appena arrivato a casa mi ha chiamato il mio comandante. Niv era caduto in battaglia in Siria. Il giorno dopo ero di nuovo in uniforme al suo funerale, con tutti gli amici».

I morti israeliani scomparsi dalle cronache

L’intervento finale è quello di Rav Arbib. «Yom Hazikaron quest’anno è particolarmente importante, perché stiamo assistendo alla cancellazione della memoria. I morti israeliani non sono ricordati, non esistono, sono scomparsi dalle cronache e dalla narrazione. In quest’ultima guerra l’Iran ha lanciato una quantità impressionante di missili sui civili israeliani, solo sui civili. Ma le cronache non ne fanno menzione». Il suo richiamo è chiaro: non possiamo controllare il racconto globale, ma abbiamo il dovere di ricordare che le vittime non sono solo da una parte. La recita del Kaddish ha concluso la cerimonia, affidando alla preghiera il compito di custodire il ricordo. Poi l’intera platea si alza per intonare l’Hatikva.

Claralinda Miano

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Alberto Jona Falco

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