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La stampa in 3D allo scientifico: l’informatica diventa creatività e racconto di sé

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Trasformare l’informatica in uno spazio di creatività attraverso il design digitale, il quale a sua volta attinge all’immaginazione e al pensiero personale, dando la possibilità di rappresentare qualcosa di sé. È ciò che hanno fatto i ragazzi della seconda, terza e quarta scientifico con la stampa in 3D nell’ambito di un progetto messo a punto dalla docente di matematica e informatica Dany Maknouz.

La prima fase: creare un ciondolo che integrasse un simbolo matematico e uno ebraico

I ragazzi hanno da poco completato i loro lavori, ma l’attività è cominciata nel secondo quadrimestre dello scorso anno scolastico (allora erano la prima, seconda e terza scientifico) con un progetto iniziale più semplice per concludersi adesso con uno più complesso. «Poiché il laboratorio di informatica dispone di una stampante 3D, l’idea è stata quella di lasciare spazio alla creatività e all’espressione personale anche nell’informatica», dice la prof.ssa Maknouz. «Nella fase iniziale ho quindi chiesto a ogni studente di creare un proprio ciondolo personale tridimensionale che integrasse con un design originale un simbolo matematico e uno ebraico oppure anche un solo simbolo a loro piacimento».

Le difficoltà di pensare e realizzare un oggetto in tre dimensioni

Il lavoro è stato strutturato in diverse fasi: una ricerca sull’origine e significato del simbolo prescelto, «perché la creatività nasce anche dalla conoscenza di ciò che si vuole rappresentare» sottolinea la docente, seguito dal disegno a mano su carta; poi la fase dell’ingegnerizzazione, con la trasposizione del disegno in 3D attraverso il software TinkerCad. Alcune ore di lezione erano state utilizzate per conoscere il software e, una volta pronti, gli studenti hanno dedicato diverse ore alla progettazione su TinkerCad. «Rappresentare un’idea su un software non è così banale: il simbolo non doveva essere più in geometria piana, ma in geometria solida e i ragazzi dovevano pensare e realizzare un progetto in tre dimensioni» spiega la prof.ssa Maknouz. «Inoltre, la mia indicazione era quella che la terza dimensione non fosse la semplice sopraelevazione della figura piana, ma avesse una sua caratterizzazione specifica».

La produzione e la riflessione sul lavoro svolto

Terminata la fase di progettazione si è passati alla stampa in 3D: ogni studente ha scelto per il proprio ciondolo il colore preferito e la stampa, realizzata con una particolare resina plastica, ha richiesto più di due ore per ogni singolo oggetto. «Devo dire che sono stati realizzati oggetti davvero belli» commenta la docente. «Il lavoro non è finito però con la produzione, perché ho chiesto ai ragazzi di consegnarmi una tabella SWOT (Strengths, Weaknesses, Opportunities Threats) in cui evidenziavano i punti di forza e di debolezza del loro progetto, cosa potevano trarne per migliorare il lavoro futuro, quali gli elementi di cautela da adottare: una sorta di tabella riflessiva, importante per focalizzare che cosa si è imparato dall’esperienza».

Il salto di qualità: produrre un oggetto frattale

La seconda parte del progetto, cui è stato dedicato il primo quadrimestre di quest’anno, ha previsto un passo in più: «Il software permette anche di disegnare elementi in tre dimensioni algoritmicamente, attraverso la scrittura di un piccolo programma» racconta la prof.ssa Maknouz. «La mia richiesta ai ragazzi in questo caso è stata quella di realizzare un oggetto frattale, cioè una figura geometrica che si ripete all’infinito uguale a sé stessa su scala sempre più piccola. Una parte qualsiasi del frattale riproduce, in piccolo, la figura nella sua totalità e in tutti i suoi dettagli ed è quindi una rappresentazione geometrica con autosomiglianza interna».

L’apprendimento della dimensione algoritmica del software

Anche in questa seconda parte dunque i ragazzi hanno appreso l’uso del software nella dimensione algoritmica; successivamente hanno presentato il loro progetto disegnato a mano spiegando perché avessero scelto quello specifico oggetto e cosa significava per loro, dando quindi al lavoro una dimensione personale raccontando qualcosa di sé. Dopo il disegno a mano la progettazione su TinkerCad, la stampa e infine la tabella SWOT di riflessione su quanto fatto.

La stampa in 3D come momento di orientamento scolastico

«La stampa in 3D è nata come progetto STEM (Science, Technology, Engineering Mathematics) per dare ai ragazzi l’opportunità di misurarsi con temi tecnologici, ma ci siamo accorti che è anche adatto nell’ottica dell’orientamento scolastico», dice la docente. «Da quest’anno il Ministero prevede che gli insegnanti dedichino diverse ore all’orientamento per aiutare gli studenti a capire quali sono le loro attitudini e potenzialità. Ha aperto una piattaforma dove alla fine dell’anno i ragazzi potranno inserire il loro portfolio ragionato di lavoro e individuare un (o più) loro “capolavoro”, cioè un progetto svolto che considerano di valore per loro. Il lavoro di stampa in 3D può aiutarli a rispondere a questa richiesta perché dà spazio all’espressione personale, alla capacità di ricerca, di analisi e di comunicazione. Il tema del legame della persona con l’oggetto che costruisce e la riflessione finale dopo la produzione sono ulteriori elementi che aiutano a riconoscere i propri punti di forza e le possibili aree di miglioramento».

Claralinda Miano

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Alberto Jona Falco

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