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Al nido inizia la psicomotricità: in un nuovo spazio i bambini imparano a esprimersi con il movimento

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È cominciata la scorsa settimana l’attività di psicomotricità per i bambini del nido, che da quest’anno, visto il numero record di 44 iscritti, hanno un nuovo spazio dedicato dove svolgerla. Per i piccoli del nido la psicomotricità non è una novità: già l’anno scorso l’attività era stata svolta, con il nome di Fiabe motorie, grazie alla donazione di un genitore. Visti gli ottimi risultati, quest’anno la Scuola, con il supporto della Fondazione Scuola, ha deciso di investire direttamente in questo progetto extracurriculare per più piccoli.

I bambini si esprimono attraverso il corpo

«I bambini da zero a tre anni, che ancora non parlano o non hanno un lessico sufficientemente formato, si esprimono attraverso il proprio corpo» dice la coordinatrice del nido Nadia Bellani. «Riteniamo che per loro l’attività psicomotoria sia molto importante, perché li aiuta a migliorare le proprie prestazioni, li stimola a essere più autonomi e più in generale ne supporta lo sviluppo della crescita. Inoltre, i piccoli partecipano attivamente e si divertono molto a eseguire le attività e gli esercizi proposti».

Il lavoro condotto in gruppi suddivisi per età

A condurre l’attività è Francesca Turchi dell’associazione Maccabi, organizzazione che segue le attività sportive di tutti gli ordini scolastici; nel caso del nido, la psicomotricità è inserita in orario scolastico, con quattro ore la settimana. Sebbene il nido lavori con classi eterogenee, cioè di età diverse, per la psicomotricità i bambini sono divisi in gruppi di età omogenee – le prestazioni di un bambino di otto mesi sono molto diverse da quelle di uno di tre anni – e ogni bambino svolge un’ora di attività la settimana.

La conoscenza graduale del nuovo spazio e dei materiali

Per i bambini molto piccoli trovarsi un un ambiente nuovo, che non fa parte della loro routine, non è sempre così semplice perché può essere causa di paure o di ansie. Occorre dunque farli abituare gradualmente. «Abbiamo quindi arredato il nuovo spazio che ci è stato assegnato (la vecchia infermeria) prima dell’inizio dell’attività, portandovi materiali e attrezzature legati al movimento come cuscinoni, cerchi, coni, tubi» spiega Nadia Bellani. «Così abbiamo potuto portare tutti i bambini a visitare lo spazio e vedere le attrezzature, accogliendo le loro paure e accompagnandoli nel processo di acclimatamento e di conoscenza con la persona (Francesca Turchi) con cui lavoreranno fino alla fine dell’anno».

Claralinda Miano

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Alberto Jona Falco

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