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Un’emergenza che ritorna: la Scuola riattiva l’accoglienza per i bambini da Israele

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La guerra ha interrotto viaggi, sospeso rientri e costretto alcune famiglie a fermarsi lontano da casa. La scuola ha così riattivato, in pochi giorni, il sistema di accoglienza collaudato dopo il 7 ottobre, quando erano stati inseriti oltre 50 studenti arrivati da Israele. Oggi i numeri sono più contenuti, ma la logica è la stessa: garantire continuità educativa ai bambini e un sostegno concreto alle famiglie in una fase di incertezza.

Una risposta strutturata

«Al momento abbiamo accolto quattro bambini all’infanzia e quattro al nido», spiega Dalia Gubbay, vicepresidente della Comunità e assessore alle Scuole. «Quando ci hanno contattato mi sono subito attivata con la procedura già utilizzata dopo il 7 ottobre: firmano pochi moduli e i bambini entrano nelle classi, senza costi per le famiglie». L’inserimento ha richiesto un adattamento rapido anche dal punto di vista organizzativo, soprattutto al nido. «Lì i bambini sono già numerosi, e per inserirne quattro abbiamo aggiunto due educatrici a supporto, una al mattino e una al pomeriggio». Centrale dunque la capacità della Scuola di coordinare ingressi non programmati, gestendo tempi, risorse e bisogni educativi in modo flessibile.

Alessandra, da Tel Aviv a Milano con Lia e Dan

Tra le famiglie accolte c’è quella di Alessandra, milanese, che vive a Tel Aviv da otto anni con il marito olandese e i due figli, Lia, quattro anni, e Dan, due. La decisione di lasciare Israele, comunque difficile, è arrivata dopo settimane segnate da tensione e allarmi, con le scuole chiuse e una gestione quotidiana complessa. «Con i bambini a casa, la necessità di lavorare e le fughe continue nei rifugi, la situazione era stressante» dice Alessandra. E a renderla più complessa è stato lo sguardo dei bambini: «Lia questa volta ha iniziato a fare più domande: perché ci sono le sirene, chi le attiva, perché sono così tante. Rispondere, cercando di essere realistici ma adatti alla sua età, è stato molto difficile».

L’inserimento su misura

Una volta arrivata a Milano, Alessandra ha pensato alla scuola come soluzione temporanea, ricordando quanto accaduto dopo il 7 ottobre. «Ho mandato un’email alla segreteria spiegando la situazione e l’età dei miei figli. Hanno risposto subito dicendo che sarebbero stati felici di accoglierci. Per noi è stato veramente un abbraccio». L’inserimento di Lia e Dan è stato costruito tenendo conto della natura temporanea della permanenza. «C’è stata grande comprensione della situazione da parte delle insegnanti. Hanno cercato di velocizzare ma senza forzare, dando priorità al benessere dei bambini». Grande attenzione è stata dedicata anche agli aspetti pratici. «Le morot dell’infanzia e del nido si sono subito coordinate, per esempio sugli orari, per venire incontro alle nostre esigenze. Attenzioni per niente scontate». I bambini hanno trovato una nuova routine. «Li vedo sereni, felici. Mia figlia mi racconta le giornate, quello che fa con i nuovi amici». Resta però la consapevolezza della temporaneità. «Mi ha chiesto perché deve andare a scuola a Milano, perché per lei qui è sempre stato un luogo di vacanza. Le abbiamo spiegato che torneremo a casa quando l’asilo a Tel Aviv riaprirà. Un pezzetto di cuore rimarrà qui, siamo stati davvero fortunati».

Naomi, a Milano con Liv e il desiderio di tornare

Una storia diversa ma segnata dalla stessa incertezza è quella di Naomi, milanese, che vive a Tel Aviv da tredici anni con il marito israeliano. È arrivata a Milano il 24 febbraio per una ricorrenza familiare, insieme alla figlia Liv, due anni, senza immaginare che il ritorno previsto pochi giorni dopo sarebbe saltato. «Il volo del 5 marzo è stato cancellato con l’inizio della guerra». Da allora la famiglia è rimasta in città, fra tentativi falliti di rientro e la necessità di riorganizzare la quotidianità. Naomi è incinta e si trova a dover scegliere tra due esigenze contrastanti: restare in Italia, dove la situazione è tranquilla, o tornare in Israele, dove si trovano i suoi riferimenti medici. Dopo due settimane trascorse in casa, è emersa la necessità di inserire Liv al nido. «La bambina qui ha tanti cugini che di giorno vanno a scuola. Per lei era difficile restare a casa mentre noi lavoravamo».

Accoglienza rapida e vita normalizzata

Il riscontro è stato immediato. «Abbiamo avuto il contatto di Dalia Gubbay, che ci ha detto subito che non c’era problema e nel giro di un paio di giorni nostra figlia era già a scuola». L’inserimento è stato adattato alla risposta della bambina. «Doveva essere più lungo, ma hanno visto che era tranquilla, giocava, non piangeva, e quindi è stato accorciato». L’impatto sulla vita quotidiana è stato significativo. «Siamo molto grati alla Scuola e alla Comunità, sia per noi, perché riusciamo a lavorare e avere una giornata abbastanza normale, sia per Liv, che è felicissima di essere al nido, stare con altri bambini e giocare». Ancora una volta, la Scuola costituisce per queste famiglie un punto di equilibrio: un luogo in cui i bambini ritrovano relazioni e routine, mentre gli adulti possono affrontare l’attesa con maggiore stabilità.

Claralinda Miano

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Alberto Jona Falco

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