
«Il 40% dei tumori è totalmente prevenibile». È un dato che fa riflettere, e proprio da questo dato è partito l’incontro che ha visto protagonisti, davanti agli studenti del triennio superiore, l’urologo Tommaso Camerota e il chirurgo senologo Massimiliano Gennaro. I due medici fanno parte di un gruppo di professionisti che si reca regolarmente nelle scuole a parlare con gli studenti di prevenzione delle malattie, donando loro il volume Adolescenti e salute pubblicato con il contributo di più di venti autori, specialisti nelle diverse discipline. Due professionisti con due sguardi diversi e complementari ma un unico obiettivo: portare la prevenzione al centro della vita quotidiana degli adolescenti, che hanno un ampio margine di scelta e un “danno biologico” ancora minimo. «Le abitudini che acquisite in questi anni sono le fondamenta della vostra salute futura» hanno detto i medici ai ragazzi.
La salute non è scontata: prevenzione primaria e responsabilità collettiva
Camerota, direttore del dipartimento clinico alla San Camillo di Milano, ha cominciato spiegando ai ragazzi che la prevenzione primaria non è lo screening, ma la rimozione dei fattori di rischio prima che la malattia si sviluppi. «Quando andiamo a fare un esame per intercettare una malattia non ancora sintomatica stiamo facendo diagnosi precoce. La vera prevenzione avviene molto prima, nelle abitudini quotidiane». Il peso degli stili di vita, ha ricordato, incide per oltre il 40% sullo stato di salute. Fumo, sedentarietà, abuso di alcol, alimentazione scorretta: scelte individuali che producono conseguenze personali, ma anche collettive. In un paese longevo come l’Italia, dove l’aspettativa di vita supera gli 80 anni ma gli anni vissuti in buona salute si fermano attorno ai 52-56, la questione diventa sistemica. Ogni giorno, secondo i dati ufficiali, ogni cittadino assume in media quasi due dosi di farmaci. La spesa sanitaria pubblica supera i 140 miliardi di euro, a cui si aggiungono circa 50 miliardi di spesa privata. Eppure, non basta. Da qui la provocazione di Camerota: se una malattia è direttamente legata a un comportamento volontario, perché il costo deve ricadere sull’intera collettività? L’urologo non nega certo il diritto alla cura – garantito dalla Costituzione – ma rende evidente il legame tra libertà individuale e responsabilità sociale. «La salute è un bene dell’individuo ma anche un interesse della collettività» ha ribadito. «I nostri comportamenti non riguardano soltanto noi».


Tumori in aumento tra i giovani e il peso degli stili di vita
I medici hanno portato all’attenzione degli studenti un altro dato importante: negli ultimi 25 anni l’incidenza di tumori nella fascia 15-40 anni è aumentata in modo significativo. Le cause sono molteplici – inquinamento ambientale, qualità dell’aria, fattori genetici – ma lo stile di vita resta centrale. Gennaro, che lavora all’Istituto Nazionale dei Tumori, ha ricordato che il 90% dei tumori polmonari è legato al fumo. Eliminare le sigarette significherebbe non vedere nove casi di tumore su dieci. E ha aggiunto: «Non dobbiamo avere paura delle cure. Oggi le terapie per le malattie, anche oncologiche, sono più efficaci e meglio tollerate rispetto al passato. La paura degli effetti collaterali non deve diventare un ostacolo alla diagnosi precoce o alla richiesta di aiuto. Curarsi non significa più necessariamente affrontare percorsi devastanti come un tempo: la medicina è diventata più “conservativa”, più attenta alla qualità di vita».
Lo smartphone e la fertilità maschile
Dopo l’introduzione comune, gli studenti si sono divisi in due gruppi – maschi e femmine – per approfondire temi specifici legati alla salute maschile e femminile. Tra i temi affrontati con gli studenti maschi, Camerota ha dedicato attenzione alla fertilità, spiegando che il 15% delle coppie italiane sane incontra difficoltà nel concepimento. Tra i fattori di rischio: fumo, alcol, sedentarietà, malattie sessualmente trasmissibili e stress. Un aspetto concreto ha suscitato curiosità degli studenti: l’abitudine di tenere lo smartphone nella tasca anteriore dei pantaloni. «È dannosa per via del calore che il telefono emette» ha spiegato. «I testicoli sono esterni al corpo per mantenere una temperatura inferiore di circa due gradi rispetto all’addome. Il calore costante può alterare la qualità degli spermatozoi». Un danno reversibile ma che nel tempo incide sulla qualità seminale. E poi un altro tema centrale per la salute: la qualità del sonno. L’uso di dispositivi elettronici prima di dormire, con la luce blu che mantiene attivi i circuiti dell’attenzione, compromette la qualità del riposo. Il sonno regola memoria, ormoni, umore. Trascurarlo significa alterare equilibri metabolici e psicologici.
La prevenzione genetica personalizzata
Nel gruppo delle studentesse, Gennaro ha affrontato il tema della predisposizione genetica ai tumori, citando il caso mediatico di Angelina Jolie. Oggi è possibile identificare mutazioni ereditarie e attivare percorsi di prevenzione personalizzati, più intensivi rispetto agli screening standard. Ma la frontiera più delicata riguarda le coppie portatrici di una mutazione genetica ereditaria (nell’uomo o nella donna) che desiderano un figlio. Attraverso la fecondazione artificiale è possibile analizzare le cellule fecondate e selezionare quelle prive di una determinata mutazione prima dell’impianto in utero. In Italia la procedura è consentita da poco tempo in ambito pubblico e coinvolge centri specializzati come la clinica Mangiagalli del Policlinico di Milano. Qui la medicina incontra l’etica. È giusto selezionare la cellula sana e scartare quella portatrice di mutazione? Non esiste una risposta univoca. Esistono comitati etici, sensibilità culturali, religiose, personali. «Approfondite questi temi», è stato l’invito di Gennaro, «perché la scienza apre possibilità che chiedono coscienza».
Conoscere il proprio corpo, chiedere aiuto, parlare
Il messaggio conclusivo ha riportato l’attenzione alla quotidianità: conoscere il proprio corpo, non ignorare i sintomi, non isolarsi. Parlare con amici, genitori, insegnanti, medici. «Chiedere aiuto è un atto di forza», è stato ricordato. La prevenzione non è solo un insieme di esami o regole: è dialogo, informazione, consapevolezza». Al termine dell’incontro, agli studenti è stato donato il volume Adolescenti e salute. Capitoli brevi e accessibili su alimentazione, postura, salute sessuale, benessere psicologico, sonno, abuso di sostanze, malattie infettive e tanto altro. Non un manuale da studiare, ma uno strumento da sfogliare, da condividere in famiglia, da trasformare in occasione di confronto. «Abbiamo voluto un libro e non un sito internet», ha detto Camerota, «perché il libro resta in casa e può essere visto dai fratelli o dalle sorelle, può stimolare domande con i genitori o con gli insegnanti. Ogni copia può intercettare dalle tre alle cinque persone». La scommessa è semplice: stimolare quanti più adolescenti ad assumere stili di vita e comportamenti corretti per farli rimanere in salute il più a lungo possibile.