
Il passaggio dal liceo all’università non è solo un cambio di ciclo di studi, ma un vero cambio di paradigma che occorre sapere affrontare. È da questa premessa che è partita la lezione di orientamento tenuta a inizio dicembre da Mario Salmona, senior advisor presso il dipartimento di Ricerca biochimica e farmacologia molecolare dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, per gli studenti delle quinte scientifico e tecnico. Un incontro pensato per spiegare come funziona l’università e quali meccanismi regolano in particolare le facoltà scientifiche. Salmona ha messo subito a fuoco la differenza principale rispetto alla scuola: «Fino a oggi siete stati accompagnati, seguiti, aiutati. All’università questo sistema non esiste più» ha detto, spiegando che non ci sono controlli continui, interrogazioni di recupero o richiami costanti. Le lezioni si tengono, gli esami arrivano, e la responsabilità dello studio ricade interamente sullo studente.
Come affrontare il cambiamento
Salmona ha insistito sulla necessità di affrontare il cambiamento con metodo. La libertà universitaria, ha spiegato, può diventare un’opportunità oppure un rischio, soprattutto nei primi mesi. «Andare all’università è divertente, ma bisogna essere capaci di autogestirsi fin dal primo momento» ha osservato, menzionando il rischio di abbandono legato a una cattiva organizzazione iniziale. La strategia passa dalla pianificazione: costruire un piano di studi a lungo termine, decidere quando sostenere gli esami in base alla difficoltà e alle propedeuticità, distribuire il carico di lavoro senza rimandare tutto alle scadenze. La costanza, ha sottolineato, conta più dell’intensità. A questo si affianca l’importanza di non restare soli: creare gruppi di studio, conoscere biblioteche, risorse e compagni con cui confrontarsi diventa parte integrante del percorso. Fondamentale anche l’autovalutazione, attraverso test e verifiche personali, per capire cosa si è compreso davvero e dove invece ci sono lacune da colmare.


Perché i docenti non “ti seguono”: il ruolo centrale della ricerca
Uno dei passaggi più importanti dell’intervento ha riguardato il rapporto con i docenti universitari. Salmona ha chiarito perché, spesso, gli studenti percepiscono una distanza maggiore rispetto alla scuola: «I professori universitari hanno un doppio incarico: insegnare, ma soprattutto fare ricerca». Per progredire professionalmente un docente deve produrre ricerca, pubblicare articoli scientifici, ottenere finanziamenti. «Se non pubblica non ottiene fondi, non può pagare i collaboratori e non può crescere», ha spiegato, descrivendo un sistema competitivo e globale. Questo significa che il tempo dedicato agli studenti è limitato e che l’autonomia diventa una competenza indispensabile: «L’insegnante non è a vostra disposizione, questo dovete saperlo prima».
Ricerca, controllo e database
Negli ultimi decenni, con l’avvento dell’informatica e oggi dell’intelligenza artificiale, il mondo della ricerca è diventato sempre più trasparente. Salmona ha spiegato che oggi i ricercatori sono ipercontrollati e mostrato come ogni pubblicazione, brevetto o progetto lasci tracce verificabili. Da qui la presentazione dei principali database utilizzati nella ricerca scientifica. PubMed consente di consultare la letteratura biomedica internazionale; Google Scholar permette di rintracciare articoli e profili dei ricercatori; Web of Science e piattaforme simili servono a valutare l’impatto delle pubblicazioni; Orcid collega in modo univoco un ricercatore a tutta la sua produzione scientifica; Patentscope raccoglie i brevetti internazionali; PubPeer segnala eventuali problemi negli articoli pubblicati, contribuendo alla tutela dell’integrità scientifica. «Sono strumenti che usiamo per lavorare», ha spiegato, «ma a voi oggi servono soprattutto a capire chi avete di fronte: cosa ha fatto un docente, dove ha lavorato, quanto è solida la sua ricerca».
Università e lavoro nell’era dell’intelligenza artificiale
La riflessione si è poi allargata alla scelta della facoltà universitaria, che secondo Salmona non può prescindere da uno sguardo sul futuro del lavoro. Citando il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum, ha invitato gli studenti a informarsi su quali professioni saranno ridimensionate o trasformate dall’intelligenza artificiale nei prossimi dieci anni. Allo stesso tempo, ha ricordato che esistono competenze che restano centrali: creatività, pensiero critico, empatia, capacità di giudizio e adattabilità. Per spiegare la portata del cambiamento, Salmona ha richiamato un precedente storico: l’invenzione della macchina a vapore. Anche allora l’innovazione tecnologica provocò forti tensioni sociali e la scomparsa di molti mestieri, ma fu la capacità della società di governare il cambiamento a fare la differenza. «Non è la tecnologia in sé il problema», ha concluso, «ma come scegliamo di affrontarla».
Uno stage di ricerca: l’esperienza di due studenti
Le parole di Salmona hanno trovato un riscontro concreto nelle testimonianze di Jacob ed Eliane, due studenti che hanno raccontato ai compagni lo stage estivo svolto all’Istituto Mario Negri. Sei settimane di lavoro nei laboratori, tra attività sperimentali, lezioni teoriche e confronto quotidiano con ricercatori e dottorandi, che hanno permesso loro di toccare con mano cosa significa fare ricerca. Jacob ha lavorato nel dipartimento di biochimica e farmacologia molecolare, su progetti legati allo studio dei tumori; Eliane nel dipartimento che analizza il danno cerebrale e cardiovascolare acuto, con un focus sull’epilessia. Un’esperienza che li ha messi di fronte a orari, responsabilità e metodo di lavoro simili a quelli universitari, offrendo un’anticipazione concreta di ciò che li attende dopo il diploma e rendendo ancora più attuale il messaggio centrale dell’incontro: capire come funziona l’università è il primo passo per affrontarla con consapevolezza.