
Un’uscita didattica pensata per avvicinare i più piccoli alla poesia attraverso il gioco e la partecipazione diretta. La scorsa settimana i bambini delle classi prime della primaria si sono recate al Teatro Trebbo, per assistere allo spettacolo-gioco Giocando con le parole – omaggio a Montale.
Un teatro partecipativo
Il Teatro Trebbo è uno spazio pensato per coinvolgere attivamente il pubblico più giovane. Qui i bambini hanno assistito e preso parte a un’esperienza che ribalta il rapporto tradizionale tra scena e platea. «È un teatro partecipativo e la particolarità è proprio questa: i bambini diventano attori attivi, partecipanti allo spettacolo. Hanno “recitato” alcune poesie di Montale attraverso tante scene in cui erano coinvolti direttamente» racconta la morà Rosa, portavoce del team delle prime che li ha accompagnati.




I bambini entrano nel copione
Il gioco-spettacolo è un supporto alla didattica che offre agli insegnanti uno strumento capace di stimolare la curiosità e l’attenzione dei bambini. «Bambini e attori entrano insieme nella scena da rappresentare; tutto diventa un grande gioco da cui emerge lo spettacolo educativo», spiega la morà. Il funzionamento è fluido e adattabile: «Gli attori hanno un copione che viene gestito in base alla partecipazione dei bambini, senza creare interruzioni percepibili». Gli attori chiamano i bambini e spiegano loro cosa fare – il porcospino, gli alberi, il girasole – e nel giro di pochi minuti si va in scena.
Capire la poesia vivendola
L’organizzazione dello spazio contribuisce a rendere l’esperienza accessibile anche ai più piccoli. «Non c’è un palco, è un grande spazio. I bambini non vengono chiamati uno per volta, ma a piccoli gruppi a fare qualcosa insieme. Questa modalità non li intimorisce i bambini, ma anzi li stimola a partecipare con entusiasmo» spiega l’insegnante. La poesia di Montale è stata proposta in modo comprensibile. «Venivano letti i versi uno alla volta: l’attore li leggeva, poi li ripeteva insieme ai bambini e li spiegava attraverso una scena», racconta la morà Rosa. Lo spettacolo, della durata di circa un’ora, ha coinvolto tutti.
Il gioco delle parole come obiettivo didattico
Alla base dell’uscita c’è un intento educativo. «L’obiettivo è il gioco delle parole e l’importanza della poesia per esprimersi e comunicare con gli altri, un tema su cui cominceremo a lavorare anche in classe. Era uno spettacolo focalizzato sulle parole, sulla loro comprensione e sul loro uso per esprimere il pensiero» conclude la morà.