
Varcato l’ingresso, non si vede più nulla. E da quel momento l’uscita didattica si trasforma in un’esperienza completamente nuova: un’ora immersi nel buio totale, dove ogni riferimento visivo scompare e orientarsi diventa una questione di ascolto, tatto e fiducia.
Comprendere la disabilità visiva
Lo scorso 18 marzo la seconda media, accompagnata dalle docenti Caputo e Loffredo, ha partecipato al percorso Dialogo nel buio presso l’Istituto dei Ciechi di Milano. L’uscita è stata organizzata per offrire agli studenti un’esperienza concreta che permettesse loro di comprendere la disabilità visiva, andando oltre le spiegazioni teoriche e facendo loro toccare con mano cosa significa vivere senza vedere.
La diversa percezione della realtà
Dialogo nel buio è un percorso di circa un’ora completamente privo di luce, guidato da persone non vedenti o ipovedenti. I visitatori, divisi in piccoli gruppi, attraversano ambienti che richiamano situazioni quotidiane, affidandosi esclusivamente agli altri sensi. È un’esperienza che invita a scoprire come la percezione della realtà possa cambiare profondamente in assenza della vista.
Tra ponti sospesi e traffico stradale
Guidati dalla voce di Cinzia, ipovedente a seguito di un incidente, i ragazzi hanno attraversato diversi scenari: un ponte di legno instabile, una riva del mare, una barca in movimento, un giardino da esplorare con le mani e con l’olfatto. L’unico modo per orientarsi era la voce di Cinzia, che guidava i ragazzi negli ambienti. La tappa dove si percepisce maggiormente il disorientamento è l’attraversamento pedonale: suoni sovrapposti, il semaforo acustico, i rumori delle auto.
Il bar al buio
Il percorso si è concluso in un bar completamente oscurato, dove studenti e insegnanti hanno ordinato e consumato una bevanda, continuando a muoversi e a chiacchierare senza vedere. Un gesto quotidiano che, privato della vista, si è trasformato in un esercizio di attenzione e fiducia. I ragazzi infatti hanno capito che in un mondo senza luce dovevano affidarsi agli altri sensi ma anche agli altri, ai compagni, alla guida, al barista.
Una consapevolezza che resta
Al termine del percorso, gli studenti hanno riflettuto sulle difficoltà quotidiane di chi vive con una disabilità visiva e sull’importanza dei servizi – disponibili nelle grandi città – che rendono possibile una vita autonoma. La mattinata si è poi completata con una breve tappa a Villa Invernizzi, dove i ragazzi hanno visto i fenicotteri rosa, prima di rientrare a scuola. Un ritorno alla percezione visiva dopo aver imparato – almeno per un’ora – a “vedere” in modo diverso.