
Per la prima volta, la Scuola Ebraica di Milano ha partecipato alle finali europee del Quiz Biblico, la competizione internazionale che si è svolta a Monaco di Baviera dal 25 al 27 gennaio, inviando tre concorrenti: gli studenti Yoni, Noam ed Eli Nathan, del biennio scientifico. Un debutto, quello di Monaco, che si è trasformato subito in un risultato di rilievo: Yoni e Noam hanno infatti raggiunto la finale, piazzandosi tra i migliori 12 concorrenti su circa 75 partecipanti provenienti da tutta Europa. Un traguardo che ha superato le aspettative, portando la Scuola dentro una delle competizioni educative più prestigiose del mondo ebraico.
Che cos’è il Quiz Biblico
Il Quiz Biblico Internazionale, noto come Hidon HaTanach, è una competizione fondata nel 1958 su impulso di David Ben Gurion. Ogni anno coinvolge migliaia di giovani tra i 14 e i 18 anni in tutto il mondo, chiamati a misurarsi sulla conoscenza dell’intero Tanach: non solo la Torà, ma anche Profeti e Agiografi. Le finali si tengono a Gerusalemme a Yom Ha’atzmaut e sono trasmesse in diretta sulle reti nazionali israeliane, trasformando lo studio biblico in un evento seguito dal grande pubblico.


Un progetto identitario
«L’idea alla base dell’iniziativa è che il Tanach non sia soltanto un testo religioso, ma un elemento fondamentale che appartiene alla storia e all’identità del popolo ebraico» spiega il preside Marco Camerini, che ha accompagnato i ragazzi insieme a Rav Simantov, loro insegnante di ebraismo. «È un patrimonio universale, che ha ispirato culture e società. Lo scopo è incentivarne lo studio, ma anche usarlo come collante per creare appartenenza, unità, dialogo». La forza dell’iniziativa sta infatti anche nella sua dimensione sociale: «Ragazzi di provenienze diverse si ritrovano su un punto comune in un’esperienza che genera orgoglio identitario, relazioni, amicizie. È qualcosa che stimola davvero la vita ebraica, al di là delle differenze culturali o politiche» commenta Camerini.
L’allargamento all’Europa
Il Quiz Biblico è una tradizione consolidata in Israele ma poco conosciuta nella diaspora europea. La rappresentanza dell’Agenzia Ebraica in Germania e la Conferenza dei Rabbini Europei hanno quindi rilanciato l’iniziativa e quest’anno, per la prima volta, il quiz si è esteso oltre i confini della Germania, accogliendo concorrenti provenienti da Austria, Finlandia, Polonia, Italia, Spagna, Lituania, Lettonia, Bulgaria e Ucraina. «Il Regno Unito, non più in Europa, ha svolto le eliminatorie per conto proprio, così come la Francia, che ha una comunità ebraica molto numerosa. Gli altri paesi, dopo le qualificazioni tenute in casa, hanno mandato a Monaco i loro studenti migliori, in numero proporzionale alle dimensioni della comunità» racconta Camerini. «A noi di Milano hanno accordato tre posti, mentre Roma ha mandato quattro studenti».


Un programma per conoscere gli altri
Accanto alla gara, il programma a Monaco prevedeva attività educative e culturali. I ragazzi hanno partecipato a momenti di socializzazione e visite alla città. In parallelo, gli insegnanti hanno preso parte a workshop e incontri di confronto. «L’organizzazione è stata perfetta, pensata nei minimi dettagli. I tre giorni sono stati riempiti in modo intelligente e costruttivo sia per i ragazzi sia per noi» commenta Rav Simantov. «I ragazzi erano seguiti da madrichim ma separati da noi accompagnatori, affinché socializzassero fra loro. Yoni, Noam ed Eli Nathan si sono integrati subito: hanno fatto amicizia con tutti, creando gruppi whatsapp con promesse di rimanere in contatto. Un’esperienza che ha permesso loro di conoscere coetanei che provengono da contesti diversi e di ampliare i propri orizzonti vedendo altri stili di vita e altri modi di vivere l’ebraismo». I ragazzi si sono infatti molto divertiti. «Ci siamo fatti molti amici, abbiamo legato subito e creato un bel gruppo» racconta entusiasta Noam. I ragazzi parlavano fra loro in inglese: «Anche se non lo parlo bene riuscivo a capire e a comunicare in modo fluido. Sono stato molto contento anche di questo, perché non capita spesso di farsi amici di altri paesi» dice Noam.
La prima fase di gara, i nostri in finale
I partecipanti hanno sostenuto una prima fase di eliminatorie con una batteria di test scritti: tutti i ragazzi riuniti, ognuno con le prove tradotte nella propria lingua. Ogni risposta giusta o sbagliata generava un punteggio individuale, in base al quale è stata stilata la classifica. I migliori dodici sono entrati in finale e, fra loro, Yoni e Noam.
La serata di gala con i quiz conclusivi
La fase finale della competizione si è svolta durante una serata di gala nel centro culturale della comunità ebraica, davanti a un pubblico numeroso e alle autorità cittadine, fra cui il sindaco di Monaco, Dieter Reiter, e Charlotte Knobloch, presidente della comunità ebraica della città. Musica dal vivo, interventi istituzionali e un’atmosfera solenne hanno fatto da cornice alla competizione: dai dodici finalisti si è passati prima a sei, poi a tre, fino all’incoronazione del vincitore. I concorrenti, in piedi su postazioni individuali, rispondevano tramite tablet a domande a risposta multipla. «Le domande, questa volta, erano tutte in inglese e spaziavano dalla geografia biblica agli animali, dai personaggi agli elementi simbolici. Erano quesiti difficili» racconta Camerini. «La prima batteria di test è stata abbastanza facile, anche perché il Tanach lo studio dalle elementari» commenta Noam. «Alle finali le domande erano più difficili soprattutto perché erano in inglese e c’era pochissimo tempo per capirle e per rispondere. Più in fretta si rispondeva, più punti si guadagnavano» riflette. A battere tutti i concorrenti guadagnando il primo posto è stato un ragazzo di Berlino. «Sono comunque molto soddisfatto di essere arrivato in finale, tanti ragazzi erano molto competitivi e non mi aspettavo di andare così avanti».
Il Tanach Camp in Israele
I migliori dei vari paesi, insieme ai primi tre classificati europei, accederanno al Quiz Biblico Internazionale a Gerusalemme, preceduto da un Tanach Camp di due settimane in Israele: studio, visite ai luoghi biblici e storici, incontri con personalità istituzionali, fino alla finale trasmessa in diretta a Yom Ha’atzmaut. «L’obiettivo» ribadisce Camerini «non è solo decretare un campione, ma rafforzare l’identità e l’unione del popolo ebraico. Chi vi ha partecipato racconta che è un’esperienza che lascia il segno: socializzazione, amicizie internazionali, senso di appartenenza. Ci sono ragazzi che arrivano da paesi o città dove non c’è una vita ebraica: per loro questa esperienza ha un impatto enorme».
L’impegno dei nostri ragazzi
Yoni, Noam ed Eli Nathan si sono preparati alla competizione in poco più di un mese, impegnandosi molto: hanno studiato, ripassato, fatto prove di quiz fra loro. «Siamo entrati in gara all’ultimo e con i tempi strettissimi non abbiamo potuto svolgere le qualificazioni interne. Gli insegnanti di ebraismo Rav Sasson e Rav Simantov li hanno scelti perché conoscevano il loro livello di preparazione sul Tanach autonomamente e sapevano che sarebbero stati disponibili a intensificare lo studio con ore supplementari anche durante le vacanze invernali. Considerato il poco tempo, i risultati sono stati straordinari» commenta orgoglioso il preside. Per le finali mondiali Milano ha a disposizione due posti, e a Yom Ha’atzmaut Yoni e Noam potranno partire per il Tanach Camp in Israele per rappresentare l’Italia.
I piani per il prossimo anno
«Adesso sappiamo come è strutturato l’evento e come organizzare lo studio: il prossimo anno promuoveremo il Hidon HaTanach a Scuola per incentivare gli studenti a parteciparvi» dice Rav Simantov. «Invece di scegliere noi i candidati, vorremmo che i ragazzi si presentassero e si impegnassero per le qualificazioni interne. L’idea è coinvolgere sempre più studenti per un’iniziativa che rafforza la vita ebraica, oggi più che mai».